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Lo stemma

Lo stemma del comune di Pavarolo consiste in uno scudo di foggia sannitica moderna interzato (cioè diviso) da una sbarra. Nella parte superiore sinistra, in color mattone, è raffigurata la torre campanaria simbolo del paese, con il relativo orologio.
Nella parte inferiore destra si trova un leone rampante di color oro, che vuole ricordare la terra e la vigorosa e solerte gente del paese.
Il leone stringe nelle zampe come vessillo una spiga di grano (di colore giallo e nero), a ricordare il più tipico dei prodotti agricoli locali.
All'interno della sbarra che divide lo scudo è situata una fila di sette stelle che sinboleggiano gli altri giorni della settimana: quella più in alto è d'oro, per ricordare la domenica, mentre le altre sono d'argento.
Lo scudo ha il bordo rosso, come la sbarra mentre lo sfondo è bianco ed il tutto è sormontato dalla corona di comune, ed ha lo sfondo bianco.
Alla base dello stemma, due fronde incrociate di quercia ed alloro reggono un nastro con la scritta "Amicitia et concordia sempiterne regnant", cioè "'amicizia e la concordia regnano in eterno".
Dopo 35 anni dalla richiesta è arrivato per Pavarolo nuovo stemma comunale. Ci sono voluti 35 anni, ma adesso anche Pavarolo si può fregiare di uno stemma e di un gonfalone raffiguranti quelli che sono stati considerati i simboli storici del paese.
La vicenda comincia nel 1949, quando gli amministratori del tempo demandarono alla ditta Colaianni di Genova, specializzata nelle ricerche di araldica, di studiare una composizione ideale dello stemma. Un abbozzo pare se ne fosse ricavato, e forse si cominciò ad interessarne pure le autorità centrali, ma non si spinse il procedimento a sufficienza, e la pratica si perse nel tempo.
Trent'anni dopo, nel 1980, la nuova Amministrazione, in testa il sindaco Enrico Roccati, decise di ritornare sulla faccenda, ma ne le ricerche negli archivi di Stato, ne quelle presso la ditta genovese dettero frutto.
Si rimise cosi mano daccapo ad una ricostruzione dei simboli principi del paese collinare, guardando al presente e a ciò che del passato resta, di visivamente concreto o di vivo nella memoria storica.
Cosi, si è elaborato il blasone ed un macchinoso iter, concluso col prescritto Decreto del Presidente della Repubblica, l'ha fatto registrare nel Registro araldico dell'Archivio centrale di Stato.
Ora che le procedure sono ultimate, se ne può ordinare la realizzazione e, infatti, la prima riunione del Consiglio ha in programma la discussione dell'appalto. Secondo la bozza a cui hanno messo mano i pittori pavarolesi Aimone e Leccioli, vi sarà raffigurata, in uno scudo di foggia sannitica, interzato da una sbarra diagonale, una torre campanaria, posta nella parte superiore sinistra, che richiama una delle cento torri del Comune di Chieri (da cui Pavarolo dipese) e l'attuale torre civica.
Nella parte inferiore destra, invece, sempre in, campo argento, un leone rampante colore oro, emblema dei conti Ferreri d'Ormea, feudatari nel XV secolo, e dei vescovi di Torino, che possedettero il paese nei primi secoli di cui si ha notizia, vale a dire dal X secolo. Il leone regge una spiga di grano, prodotto tipico di un paese agricolo come Pavarolo. All'interno della sbarra diagonale, rossa, sette stelle come i giorni della settimana, sei d'argento più la domenica, d'oro.
Al di sotto dello scudo, un drappeggio col beneaugurante motto "Amicitia et Concordia sempiterne regnant".





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