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Il Medioevo

Non esistono notizie storiche o tradizioni sulla fondazione di Pavarolo. Non sappiamo dunque quando si costituì il primo nucleo da cui prese origine il paese, ma è una buona ipotesi supporre che i primi insediamenti furono successivi all'età romana.
Di quei tempi, a differenza di quanto accadde per qualche centro vicino ma soprattutto per quelli della pianura, non risultano infatti rinvenimenti archeologici che dimostrino la presenza di abitazioni, specie sulla collina dove oggi sorge il paese.
Inoltre, in epoca romana, a valle di Pavarolo non esistevano vie di comunicazione tali da giustificare la presenza di insediamenti stabili, ed è ragionevole supporre che tutta la zona fosse coperta da boschi. Alcune fonti citano infatti la presenza di foreste miste di latifoglie (soprattutto querce) e pini silvestri, e nominano una località detta Silva Salsa, che presumibilmente si trovava tra Bardassano e Pavarolo.
Appare perciò verosimile collegare la nascita del paese alla costruzione del castello (anche questa in data incerta) o alla comparsa a fondovalle della via di comunicazione tra Astigiano e Chivassese. Nei pressi del castello, comunque, si raggrupparono le case dei primi abitanti, pronti a rinchiudersi nella fortezza ogni volta che lo imponevano quei tempi turbinosi.
Il primo documento scritto che permette di uscire dal campo delle ipotesi è del 1° maggio 1047: in quella data l'imperatore Enrico III confermò i possessi e i privilegi dei canonici torinesi del Salvatore, enumerandone i molti possedimenti in terra chierese.
Tra essi, oltre ad Arignano, Andezeno, Santena e ad altri centri oggi scomparsi, c'è anche Pavarolo, col castello e la cappella di S. Secondo.
Questo documento è di estrema importanza per la nostra storia: attesta in modo inequivocabile che nel secolo XI Pavarolo esiste, e vi ha sede un castello.
Per amore di completezza, dobbiamo anche ricordare che, secondo alcuni autori, il nome di Pavarolo comparirebbe già in un documento di data incerta, comunque precedente al 1000, in cui Ottone III conferma i possessi del vescovo di Torino Amizone, enumerando centri in questione.
Di questo documento esiste solo una copia del sec. XII sulla cui completezza e veridicità ci sono molti dubbi, compreso quello che alcuni nomi di paesi siano stati aggiunti in epoche posteriori.
Per quanto riguarda il castello, non esistono fonti che spieghino i motivi per cui fu costruito. Non sappiamo dunque se prevalse lo scopo strategico-militare, nel quadro di uno schieramento difensivo attorno a Torino, o se (come appare più probabile) si trattò di una corte forticata, con prevalente significato economico-commerciale.
In ogni caso, a partire dal 1100, Chieri inizia a trarre vantaggio dalla ormai sensibile crisi del potere imperiale,sempre più incapace a gestire le province periferiche.
Verso il 1150 la città è quasi libera, ed i vescovi di Torino non hanno più altro diritto se non quello di riscuotere le imposte.
Nel 1155', però, l'imperatore Barbarossa attacca la città e ne rade al suolo le torri: nove anni più tardi, nel 1164, assegna Pavarolo a Guglielmo, marchese del Monferrato.
Negli anni che seguiranno, i chieresi cercheranno di destreggiarsi fra vecchi e nuovi padroni in modo da allargare nei fatti la propria autonomia. Questa verrà ufficialmente sancita nel 1238, quando l'imperatore Federico II dichiarerà Chieri soggetta alla sua autorità e quindi, in effetti libera da vincoli di altra natura.
Per i piccoli centri del circondario sì pose perciò l'alternativa tra uno scontro o un'alleanza, mediante un atto di sottomissione al potente vicino che avrebbe offerto, in quei tempi turbolenti, qualche protezione e sicurezza in più.
Pavarolo scelse fa via più pacifica e realista, e risale al 1235 l'atto con cui il comune di Chieri riconosce come cittadini e confederati i signori di Baldissero, Marentino, Montaldo e Pavarolo.
È invece del 3 novembre 1264 la cessione di Pavarolo ai figli e ad una nipote del cittadino chieresce Segnorino Balbo, fatta dal vescovo di Torino Goffredo di Montanaro.
Nel 1289, parte del castello è ancora in possesso di un altro chierese, Segnorino Melano, che dichiara di possedere, nell'elenco dei suoi beni, oltre a vigne, boschi e prati, anche "metà prò indiviso del castello di Pavarolo, della quale metà, metà di un terzo acquistaida Oddone Segnorino e l'altra mela che fu di Oddone Segnorino la vendetti a Giacomo Ghirardo e al fratello Centorio, la Qual metà tengo in feudo dal vescovo di Torino".
All'epoca, dunque, i signori di Pavarolo si trovavano ad essere contemporaneamente vassalli del vescovo e cittadini di Chieri.





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