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Castello di Pavarolo

immagine ingrandita Castello - Vista Panoramica (apre in nuova finestra) Imponente, massiccio, austero, il castello che domina l'abitato è, forse ancor più della torre campanaria, il vero simbolo del paese.
Fu probabilmente attorno all'antenata di questa costruzione che si raggrupparono le prime case, che si raccolsero i primi abitanti, che si formò l'insediamento che oggi è chiamato Pavarolo.
Anche per quanto riguarda il castello però, come accade purtroppo per buona parte della storia del paese, le ombre sono più estese delle luci.
Tentare di scriverne una storia è più un collezionare ipotesi e punti interrogativi.


Le Origini

Come abbiamo già visto, il primo documento nel quale è citato il castello di Pavarolo è l'atto dell'imperatore Enrico III, datato 1047.
Esso, almeno in alcune sue parti, sarebbe perciò la più antica costruzione del paese, con quasi dieci secoli di vita.
Ciò che è sicuro, però, è che nel corso dei secoli l'edificio venne pesantemente rimaneggiato: ampliato all'esterno, ma anche rifatto all'interno, dove è andata totalmente persa l'originale distribuzione dei locali.
Ciò fu conseguenza della necessità di preservare l'edificio dai guasti del tempo, ma anche di adattarlo all'uso cui fu destinato nelle varie epoche.
Quella che in origine era la sede di un presidio militare, che fu al centro di eventi bellici al tempo dell'invasione di Facino Cane, diventò dimora nobiliare e quindi privata.


L'Edificio

Semplicemente appoggiato sulla cima del colle su cui sorge Pavarolo, senza fondazioni che penetrino nel terreno, il castello è una massiccia costruzione a pianta grosso modo rettangolare, circondata da un piccolo parco e da muri di sostegno che potrebbero essere avanzi di una antica cinta difensiva.
immagine ingrandita Castello - Vista Parete Laterale (apre in nuova finestra) Se si escludono alcuni tratti basali delle mura esterne, nelle quali compaiono anche grosse pietre non lavorate, è costruito interamente di laterizi.
Per chi guarda alla costruzione dalla piazza alla base del campanile, uno degli elementi più evidenti, insieme alla serie di quattro finestre gotiche ora chiuse da pareti di mattoni e da avanzi di decorazione in cotto, èla bertesca che spicca al vertice del lato sinistro.
Si tratta di una torretta, munita di feritoie, aggettante rispetto al corpo della costruzione. Da essa, si apre una vista splendida sulle colline e le valli circostanti, fatto essenziale a quei tempi in cui un precoce avvistamento delle colonne nemiche in marcia consentiva una migliore organizzazione della difesa. Sul lato che dà sull'attuale via Barbacana, a pochi metri dal muro perimetrale del castello, si trova un avanzo di quello che forse era l'antico barbacane (tanto che il nome sarebbe passato alla via sottostante).
La parola, genericamente, significa opera dell'antica fortiflcazione fatta per rinforzo di altre opere.
immagine ingrandita Castello - Vista dal Bosco (apre in nuova finestra) Il vocabolario Zingarelli, insieme al significato, ne indica anche l'etimologia che, derivando dall'arabo, significherebbe porta delle vacche perché, in origine, proteggeva il recinto, posto tra essa e la muraglia principale, dove si custodiva il bestiame per il vettovagliamento. L'analisi etimologica (sulla quale, per altro, non tutti gli autori concordano), aprirebbe la via ad ipotesi interessanti.
In passato, ad esempio, una cinta di mura avrebbe potuto circondare almeno una parte del castello e del paese (e la torre campanaria potrebbe essere stata eretta a difesa della porta), mentre lo stagno che venne parzialmente colmato all'inizio di questo secolo e si trovava a sinistra della torre avrebbe potuto essere ciò che rimaneva di un antico fossato. Sul lato opposto dell'edificio, una bassa costruzione sulla quale è stata ricavata anche la scala d'accesso all'interno del castello copre il pozzo.
Profondo un'ottantina di metri, esso è certamente tra gli elementi più antichi della costruzione, dato che disporre di una fonte d'acqua aveva un'importanza essenziale per la vita di tutti i giorni e, a maggior ragione, in caso di assedio.
La falda che lo alimenta è la stessa cui attinge il pozzo comunale, posto più a valle.
immagine ingrandita Castello - Vista Parete Laterale (apre in nuova finestra) Nel ricordo degli attuali proprietari, erano relativamente frequenti i casi in cui secchi che si sganciavano e cadevano nel pozzo del castello venissero poi ripescati nel pozzo comunale.
Nel corso di quasi dieci secoli di vita, come già accennato, il volto del castello subì pesanti rimaneggiamenti: fu certamente sopraelevato di un piano, e si hanno notizie di radicali restauri nel '600 e verso l'inizio dell'800.
Al secolo scorso risalgono anche la torre e le scuderie che si trovano sul lato destro rispetto al pozzo, oltre ad una porzione del piano superiore. Che la costruzione da questa parte sia relativamente recente, si nota anche confrontando l'aspetto attuale dell 'edificio con l'affresco di epoca ottocentesca che, nella chiesa parrocchiale di S. Maria dell'Olmo, orna la volta della navata centrale.
Nella rappresentazione del castello, è omessa una parte dell'attuale piano superiore, che dunque è stata edificata successivamente.
A questo proposito, nella "Storia araldica della famiglia Vastapane" si parla di un Paolo Vastapane che, nel 1628, emigrò a Pavarolo da Fossano e vi "costruì" il castello: probabilmente si trattò di lavori di ampliamento.
immagine ingrandita Castello - Vista Cortile (apre in nuova finestra) La mancanza quasi totale di fonti iconografiche (se si esclude qualche rara stampa ottocentesca) è un altro dei grandi mali del castello di Pavarolo.
Poter disporre di qualche rappresentazione antica potrebbe dare sostegno a nuove ipotesi, aiutare a far luce sulla storia di una costruzione così misteriosa.
Che il castello racchiuda ancora dei segreti, che forse potrebbero essere svelati da approfonditi studi specialistici, èun dato di fatto. Quasi certamente si potrebbe conoscere qualcosa di più sulla sua storia, ma forse anche scoprire tracce di elementi che, al momento, sono solo retaggio della voxpopuli: alludiamo ad un tunnel che unirebbe il castello di Pavarolo a quello di Montaldo, ed a fantomatici trabocchetti che, in tempi andati, sarebbero stati utilizzati per esercitare giustizia sommaria. Seguire le complesse vicende legate ai passaggi di proprietà del castello è un problema arduo.
Più si va indietro nel tempo, più le fonti scarseggiano, oppure sono disperse tra vari archivi. Siamo perciò riusciti a ricostruire con certezza solo gli ultimi quattro cambi di proprietà del castello, avvenuti a partire dal 1881.
In precedenza, abbiamo accennato all'acquisto da parte di Paolo Vastapane nel 1628, mentre una delle poche stampe dedicate al castello, datata 1850, cita una "contessa Gloria" che potrebbe aver tenuto l'immobile fin verso il 1867.
immagine ingrandita Castello - Vista Cortile (apre in nuova finestra) Il 12 settembre 1881, comunque, l'immobile passa dalla famiglia ebrea Debenedetti al nobile Edoardo Pansoia di Borio ed alla moglie Rosa Sapelli Meuna di Capriglio.
In qualità di procuratore, di fronte al notaio Cassinis, il commerciante Abramo Debenedetti, a nome del padre Donato fu Ezechia, vende per 10 mila lire il castello ed i pochi mobili che contiene (escluse però le attrezzature delle cantine, cedute a Francesco Aprà).
Probabilmente i nobili Pansoia non giudicarono l'acquisto un buon affare: il 4 luglio 1884 cedettero infatti il castello alla nobildonna Malvina Garneri, vedova dell'ammiraglio conte Barbavara di Gravellona. Di fronte al notaio Marone, si accontentarono delle 10 mila lire che avevano speso tre anni prima, cui ne aggiunsero altre mille per i mobili.
E possibile che la contessa Garneri abbia fatto fare alcuni lavori di restauro, che di conseguenza aumentarono il valore del castello.
Quando lo vendette, il 31 agosto 1920, riuscì a farsi pagare ben 35 mila lire, più altre 15 mila per gli arredi. Con un atto registrato di fronte al notaio Valente, Giuseppe Paletto, Domenico Beltramo, Francesco Piovano e Vittorio Villa, tutti residenti a S. Mauro Torinese, diventarono i nuovi proprietari del castello.
Lo tennero però solo fino al 2 dicembre 1924, quando, di fronte al notaio Arimondi, lo cedettero per 30 mila lire a Giuseppina Cigala Fulgosi, vedova Zavattaro Ardizzi.
La signora morì a Roma nel '77, lasciando il castello ai suoi sette figli: attualmente, la proprietà risulta frammentata tra alcuni di essi ed i loro discendenti. Domenico Beltramo, Francesco Piovano e Vittorio Villa, tutti residenti a S. Mauro Torinese, diventarono i nuovi proprietari del castello.


Il Castello nell'Ultima Guerra

Verso la fine dell'ultimo conflitto mondiale, il castello di Pavarolo tornò ad avere, per qualche tempo, un significato militare.
Sulla sua torre, infatti, furono poste delle sentinelle tedesche, incaricate di sorvegliare i movimenti nelle campagne circostanti.
Ciò che appare veramente singolare, però, è la convivenza tra i tedeschi ed i partigiani che pure avevano eletto il castello a loro base.
Ascoltando gli attuali proprietari, è assai probabile che i soldati fingessero di non sapere nulla della coabitazione con i loro avversari delle forze di liberazione.
Questi, da parte loro, facevano assai poco per celare la loro presenza, giungendo persino a sedersi a cavalcioni sul davanzale delle finestre, indossando la loro sgargiante uniforme rossa.
La ghiacciaia del castello, poi, venne trasformata in un deposito d'armi, arricchito dai lanci di materiale alleato.
I tedeschi, da parte loro, probabilmente facevano finta di non accorgersi del movimento che c'era tra le mura del castello che, a quell'epoca, ospitava anche numerose famiglie di sfollati.
L'esito della guerra, ormai, cominciava ad essere evidente anche per il loro osservatore più ottimista, tanto che era conveniente non andare a cacciarsi in guai che, tra l'altro, li avrebbero visti inferiori per numero ed armamento.
Appena terminata la guerra, il castello fu poi requisito dagli angloamericani: si trattò solo di un gesto formale, che però ebbe l'effetto di tenere lontani dalla costruzione gruppi di sbandati che avrebbero potuto sceglierlo come temporanea dimora.

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