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Felice Casorati a Pavarolo

immagine ingrandita Casa di Felice Casorati (apre in nuova finestra) Esiste un motivo per cui il paese di Pavarolo è noto in tutto il mondo, almeno negli ambienti che si interessano all'arte. In paese, nella casa in Via Maestra n.31, visse con la sua famiglia e lavorò il pittore Felice Casorati, uno degli artisti italiani più celebri del '900.
Non è nostra intenzione, in questa sede, analizzarne a fondo la figura e l'operato: riteniamo piuttosto importante evidenziare i legami tra Casorati e Pavarolo, per rinsaldare ancor più i legami tra la comunità locale ed il «suo» pittore che, tra l'altro, fu anche il primo sindaco del paese, l'indomani della Liberazione.
Cosa significò Pavarolo per Casorati? Il suo soggiorno in paese fu solo una risposta al bisogno di tranquillità, panorami naturali, silenzio, riposo? Ci piace pensare che, in quegli anni, il paese poté offrire qualcosa di più al grande pittore che, osannato e celebrato, continuava a preferire l'umile centro della collina torinese ai clamori delle località alla moda.
Crediamo, e la conferma ci pare di leggerla nelle linee di molti suoi quadri, che i panorami pavarolesi offrirono a Casorati lo spunto per fissare sulla tela valori e concetti immutabili.
La transitorietà delle vicende umane paragonate alla solidità della terra; il gioco delle linee, dei solchi simbolo dell'azione dell'uomo, che modifica, costruisce, disfa; la possibilità, per le anime sensibili, di entrare in contatto con la natura e con la storia: sono forse questi i doni che Pavarolo fece a Casorati.
Dal suo canto, il pittore ha ricambiato questi regali nel modo più elevato che gli era consentito: ritraendone le colline, i campi arati, i panorami, ha donato a Pavarolo una briciola di immortalità.
immagine ingrandita Casa di Felice Casorati (apre in nuova finestra) La prima volta che mia madre e mio padre andarono a Pavarolo, erano appena sposati o stavano per farlo - ricorda il figlio Francesco.
Si fermarono a pranzare nel ristorante "da Maria" e mia madre, guardando dalla finestra, vide una piccola casa, con un bel cortile, "Comprami quella casa!", disse, per scherzo, a mio padre. Lui uscì, andò dal proprietario e, dopo aver contrattato un po' sul prezzo, la comperò per davvero.
Però, al contadino apparteneva solo un terzo della casa, e le altre parti erano dei suoi fratelli: insomma, mio padre alla fine pagò la casa il triplo rispetto a quanto avrebbe voluto spendere".
La casa di via Maestra 31, in origine, era una piccola cascina anche se, nella sua parte centrale, la struttura aveva qualche pretesa di villa padronale.
Casorati la fece ristrutturare,ricavandovi il suo studio affacciato sul verde delle colline circostanti, e la fece isolare da un muro che, correndo lunga la strada, la riparava dalla polvere e dal rumore.
Dal 1931 in poi, la casa di Pavarolo divenne la residenza estiva della famiglia Casorati.
All'inizio di giugno, col suo carro, dal paese partiva Ghiti, di professione trasportatore, in compagnia della moglie e della robustissima sorella.
A Torino caricavano le masserizie dei Casorati (a quei tempi, le "seconde case" sovente avevano solo i muri, non l'arredamento completo) e muovevano alla volta di Pavarolo.
Era un viaggio che durava un giorno intero, interrotto dalla sosta nelle numerose piole lungo il tragitto, che si ripeteva all'inverso in autunno, ai Santi, quando era il momento di svernare in città.

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