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Mio Padre Felice Casorati

  • Aveva un carattere autoritario, dipingeva tré ore al giorno, non credeva nell'ispirazione
  • La passione per la musica e l'"incontro" con la pittura durante una convalescenza
  • II primo successo con "Ritratto della sorella" dipinto a ventiquattro anni e accettato alla Biennale di Venezia
  • Esigente e severo con se stesso, era apertissimo con i giovani e capiva e incoraggiava i loro esperimenti anche più nuovi
  • Le bellissime incisioni degli ultimi anni, travagliati da una lunga malattia

immagine ingrandita Mio Padre Felice Casorati (apre in nuova finestra) Quando, in un'estate milanese di una ventina d'anni fa, domandai a Felice Casorati quale fosse l'avvenimento della sua vita che considerava più importante, mi rispose: " La mia giovinezza fu turbata da un avvenimento che si chiama prima guerra mondiale.
La feci tutta, e per me fu una tragedia non solo per quello che dovetti vedere di tremendo e soffrire di disumano, ma anche perché fu l'unico periodo della mia vita in cui mi fu impossibile dipingere. Per il resto, non saprei: ho sempre lavorato, lontano da ogni movimento. Ho guardato gli altri, li ho criticati o ammirati, secondo i casi; ma sono stato sempre per conto mio, impegnato in una ricerca che ha dato dei frutti, credo, facilmente riconoscibili".
Casorati era un uomo distinto e gentile, parlava con calma, aveva gli occhi molto vivi e teneva la testa un po' in avanti, come sono soliti i musicisti: ed infatti egli era un valente pianista e appassionato studioso di musica (aveva ideato scenografie memorabili per la Scala ed altri importanti teatri).
Tacque per qualche minuto, poi: "Però c'è stato un altro avvenimento mportante, d'altro genere, ma importante: ed è il temporale che si e scatenato ieri su Torino: sono caduti oltre cento fulmini...
E' stato, direi, un concerto sovrumano, una fusione di tuoni e fulmini, cioè di luci e suoni, che mi ha estasiato come una visione ultraterrena".
Eravamo nella Galleria Gian Ferrari, in Via de} Gesù, dove c'era una mostra del maestro.Il quale, dopo un po', mi si avvicinò e come scusandosi aggiunse: " Mi sono dimenticato degli avvenimenti davvero importanti".
immagine ingrandita Felice Casorati - Opera (apre in nuova finestra) Pensai che volesse ricordare il rogo nel quale nel 1931, nell'incendio delGlaspalast di Monaco, erano andati distrutti diversi suoi dipinti; oppure il bombardamento che, durante la seconda guerra, gli aveva rovinato lo studio di Torino; o infine i grandi premi ottenuti (il "Grand Prix" di Parigi, il "Carnegie" di Pittsburg, o quello della Biennale di Venezia); invece egli fece soltanto un gesto, indicandomi i quadri appesi alle pareti.
Ora, a distanza di venti anni, Felice Casorati è presente alla Gian Ferrari con le sue rare sculture (alcune modellate per il torinese Teatrino di Casa Gualino) e una serie di disegni e dipinti; tuttavia è per le sculture che la mostra si presenta come singolare (anche se diversi quadri sono bellissimi; e basterebbe ricordare il famoso "Giocattoli" del 1915).
Per ricordare Casorati e parlare della sua vita e delle sue opere, ho incontrato il figlio Francesco, noto pittore e docente di decorazione all'Accademia Albertina di Torino.
Francesco nacque nel 1934 dal matrimonio di Casorati con Dafne Maugham, pittrice e pianista, nipote del famoso romanziere inglese Somerset Maugham.


Quando suo padre fece queste sculture?
CASORATI: "Queste sculture sono di diversi periodi: la prima, la testina intitolata "Ada", è del 1913-14; poi ve ne sono altre posteriori, come i bassorilievi per il teatro di Gualino, che sono degli Anni Venti".

immagine ingrandita Felice Casorati - Dipinto (apre in nuova finestra)Quale fu l'occasione che spinse suo padre a diventare scultore?
CASORATI: " Quasi tutti i pittori, a un certo punto, sentono il desiderio di fare delle sculture: e cosi gli scultori di fare dei quadri. Come complesso di opere, di sculture su ordinazione, mio padre le fece appunto per il Teatro Gualino: cioè un teatrino diciamo familiare nel quale venivano rappresentati spettacoli molto selezionati (balletti, musica, recitazione) e che era stato progettato dall'architetto Sartoris.
Mio padre aveva fatto una serie di pannelli decorativi per la sala, mentre due grosse sculture si trovavano sul proscenio: il "Suonatore di chitarra", che è qui, e "L'uomo con la fisarmonica", che purtroppo non abbiamo potuto recuperare, La gran parte delle opere andò distrutta quando Gualino fu mandato via dai fascisti da Torino, fu arrestato...".

Ma allora queste opere sono state rifatte
CASORATI: " No, no: non è stato rifatto niente: siccome gli originali erano in gesso, si può dire che sono state finalmente fatte in bronzo, sono state cioè finalmente fuse.
In questa mostra ce ne sono undici; mentre il totale , delle sculture di mio padre credo sia arrivato più o meno alla ventina".

Detto questo, vorrei sapere qual è il primo ricordo che ha di suo padre
CASORATI: " Non mi sembra sia molto importante il primo ricordo che possiamo avere di nostro padre..."

immagine ingrandita Casa di Felice Casorati (apre in nuova finestra)D'accordo: ma suo padre era Felice Casorati!
CASORATI: "Questo è vero: ma è anche vero che la nostra era una famiglia molto normale... Bisogna arrivare a quando avevo sette o otto anni, per poter dire che io cominciai a farmi un'idea di mio padre pittore: in quanto egli lavorava in uno studio, dipingeva cioè.
Vede quel quadro, intitolato "Tiro al bersaglio"? Ebbene, quel quadro era nella mia camera da letto, e davanti c'erano i miei giocattoli: tanto è vero che alla base è rigato e macchiato, perché io giocando...".

Già con questo lei ammette che era un bambino privilegiato: perché il poter giocare davanti a un quadro slmile, e il poter permettersi di macchiarlo.. gli altri al massimo hanno qualche riproduzione.
CASORATI: "E' vero: ma per me era un quadro qualsiasi! Voglio dire cioè che rifiuto l'immagine di me bambino cresciuto in un ambiente magico, o eccezionale".

Crescendo però ha cominciato a capire chi era suo padre.
CASORATI: " Certo, però sono cose che si capiscono un po' per volta.
Insomma voglio dire che sono grato a mio padre anche per non avere "pesato" su di me bambino con la sua personalità: cosa che del resto non ha mai fatto.
Comunque non è che uno si svegli una bella mattina e, aperti gli occhi, possa dire: mio padre è un grande pittore!"...

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