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Cappella di San Grato

immagine ingrandita Cappella di San Grato - Facciata Diroccata (apre in nuova finestra) La cappella di S. Grato, che sorge nei pressi di un bivio a metà strada circa tra il capoluogo e la frazione dei Tetti Varetto, è oggi poco più di un rudere, anche se si sta pensando al restauro.
In passato, invece, era un luogo di devozione dove una volta l'anno, in occasione della festa del Patrono, si celebrava la Messa.
L'edificio, di proprietà comunale, era affidato alla cura dei contadini delle cascine circostanti.
Al suo interno rimangono povere tracce degli affreschi che ne ornavano la volta. I santi di nome Grato sono almeno sette: quello che veniva venerato a Pavarolo, però, con ogni probabilità è il vescovo di Aosta che resse la diocesi nella seconda metà del V secolo. Nel XIII secolo le sue reliquie furono solennemente trasportate dalla collegiata di S. Orso alla cattedrale, per essere deposte in una preziosa urna d'argento e rame dorato. Dalle regioni alpine, il suo culto si diffuse a parte dell'Italia nordoccidentale, dove il Santo è riconosciuto patrono dei campi e dei prodotti agricoli. Come a S. Grato, anche nella cappella di S. Sebastiano la Messa veniva celebrata una volta l'anno, in occasione della festa del Santo. Il piccolo edificio, che sorge poco fuori il paese, lungo la strada che porta alla frazione, è però in condizioni molto migliori rispetto a quello dedicato a S. Grato.
Anch'esso di proprietà comunale, era affidato alle cure dei contadini che vivevano nei pressi.
Al suo interno è conservata una scultura in ferro che rappresenta il Cristo, opera dello scultore e pittore Romano Campagnoli.
S. Sebastiano è un martire "inconfondibile": la sua rappresentazione più frequente è quella del supplizio cui venne sottoposto, legato cioè ad un palo e fatto bersaglio per decine di frecce. Contrariamente a quanto si pensa, però, S. Sebastiano non morì a causa di quelle ferite.
Ma procediamo con ordine. Sebastiano, secondo quanto afferma S. Agostino, era un cristiano di origine milanese.
La leggenda vuole che si recasse a Roma, dove divenne ben presto uno dei comandanti delle guardie pretoriane.
Per la sua posizione, poté agevolmente incontrare e confortare i cristiani detenuti a causa della loro fede, e testimoniare la Parola di Dio tra le famiglie di nobili pagani, ottenendo numerose conversioni.
Dopo aver dato personalmente sepoltura ad alcuni martiri, fu sottoposto a giudizio dagli imperatori Diocleziano e Massimiano, e condannato ad essere trafitto dalle frecce dei suoi stessi commilitoni.
I carnefici, dopo aver infierito su di lui ed averlo trasformato, come narra una passione, "quasi in un riccio", lo abbandonarono esanime, credendolo morto.
Nella notte, però, i cristiani, che volevano recuperarne la salma, si accorsero che Sebastiano era ancora vivo. Quando il Santo riacquistò miracolosamente la salute, i suoi compagni lo esortarono a lasciare Roma: egli, invece, volle affrontare pubblicamente l'imperatore, per testimoniare la sua fede. Catturato, venne sottoposto ad una terribile flagellazione, ed il suo corpo fu poi gettato in una cloaca, affinché i cristiani non lo recuperassero per venerarlo.
Lo stesso martire, però, apparve in sogno alla matrona Lucina, indicando il posto dove si trovava il suo corpo e ordinando di essere seppellito presso le tombe di S. Pietro e S. Paolo.
La fama di S. Sebastiano è particolarmente legata alla protezione contro la peste, che condivide con S. Antonio, S. Cristoforo e S. Rocco.
A questo proposito, una spiegazione piuttosto elaborata giustifica questa funzione particolare del Santo con l'essere uscito indenne dal supplizio delle frecce, facendo un parallelo con le frecce dei castighi divini, pestilenze comprese.
Probabilmente, però, il motivo èpiù semplice: secondo quanto scrive Paolo Diacono, nel 680 scoppiò a Roma una furiosa pestilenza, che terminò quasi immediatamente quando si fece ricorso all'intercessione di S. Sebastiano.
Da allora, il Santo venne invocato in occasione delle epidemie che erano assai frequenti, specialmente durante il Medioevo.
Sebastiano fu anche considerato patrono degli arcieri e archibugieri, mercanti in ferro e tappezzieri.

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