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Cappella di San Defendente (Sec. XVI)

immagine ingrandita Cappella di San Defendente - Facciata (apre in nuova finestra) Memorie sulla chiesa di S. Defendente, il sacerdote don Domenico Ardusso, ricordando che nel 1938 s'era celebrato il terzo centenario dalla fondazione della cappella, indica nel 1638 la data di costruzione. In realtà, delineando la storia dell'edificio, afferma poi che non può essere stabilita con certezza una data precisa per l'edificazione della cappella.
Egli, perciò, preferisce collocarne la costruzione tra il 1632 (anno della visita pastorale di mons. Bergera, che nella sua relazione non cita la cappella) ed il 1640, data che appare sul quadro del Santo posto sull'altar maggiore.
L'altare maggiore, in marmo pregiato, risale al 1922 e, come ricorda una scritta sulla sua facciata posteriore, venne arretrato verso il fondo della chiesa nel 1944.
Nel 1934, inoltre, nel corso dei lavori di restauro nel coro della chiesa, nel corpo di un muro portante vennero alla luce i resti di un pilone preesistente. Acquistarono perciò un certo credito le voci, tramandate da più generazioni, che volevano gli abitanti della zona legati da devozione al Santo fin dall'inizio del 1600.
I motivi per cercare la protezione celeste, comunque, c'erano tutti: carestie, siccità, devastazioni da parte di eserciti stranieri e la peste, la terribile epidemia del 1630.
Il primo cappellano di S. Defendente fu, nel 1680, don Giuseppe Bottino: per cinquant'anni, fino al 1730, i cappellani risiedettero a Pavarolo, in seguito si costruì la casa a lato della chiesa, all'inizio di sole due stanze, ampliata poi nel 1796.
Il campanile, invece, è del 1781, mentre la cappella laterale, dedicata alla Madonna Consolata, è del 1917.
In questa cappella sono conservati gli ex voto dei borghigiani: oltre ai consueti quadretti con la riproduzione del Sacro Cuore (ce ne sono circa una cinquantina), vi sono interessantissime immagini dipinte sovente dal beneficato stesso.
La più antica risale al 1728, ma molte si riferiscono a fatti accaduti durante questo secolo (ne abbiamo già viste nei capitoli dedicati alla storia del paese).
Sono la testimonianza toccante di una fede forse ingenua ma sincera, che scorge l'intervento divino nei più minuti fatti o accidenti di ogni giorno.
Fino ai primi decenni di questo secolo nella cappella, che sorge ah centro della popolosa borgata di Tetti Varetto, si celebrava la Messa ogni domenica (come accade ancora oggi), si solenizzavano le principali ricorrenze dell'anno liturgico, si insegnava il catechismo ai bambini, e in un locale attiguo alla chiesa vi era una succursale della scuola elementare.
Secondo la tradizione, Defendente era un soldato della Legione Tebea, tutta formata da cristiani.
Quando, ribellandosi agli ordini dell'imperatore Massimiano, essi rifiutarono di celebrare sacrifici di fronte agli altari degli dei pagani, e di prendere le armi contro i loro compagni di fede, furono prima sottoposti a pesanti decimazioni, e quindi sterminati, senza che nessuno di loro ponesse mano alla spada per difendersi.
L'eccidio sarebbe avvenuto nel territorio di Marsiglia, presso il Rodano, dove il vescovo S. Teodoro avrebbe fatto innalzare una chiesa in loro onore.
I corpi dei martiri della Legione Tebea, però, furono rinvenuti nella regione superiore del Rodano da Teodoro, vescovo di Octodurum (Sion), che eresse loro una basilica.
E perciò lecito supporre che gli agiografi, ingannati dall'omonimia, abbiamo confuso un vescovo con un altro.
Inoltre, in Italia la devozione a S. Defendente risale almeno al sec. XIV, ed è molto diffusa nell'Italia del Nord, in particolare a Chivasso, Novara, Casale Monferrato, Lodi, dove la festa si celebra il 2 gennaio. A Marsiglia e nelle regioni circostanti, invece, si festeggia il 2S. settembre, il culto non risale a tempi molto antichi e una chiesa è stata costruita solo in tempi relativamente recenti.
Pare perciò attendibile l'ipotesi che il S. Defendente venerato in Italia, sia un'altra persona rispetto al presunto martire tebeo. Il santo viene rappresenlato vestito da militare, con in mano la palma del martirio, e veniva invocato per tenere lontano il pericolo degli incendi e dei lupi.

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